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Il tragico teatro delle maschere nelle opere di Edvard Munch

Il tragico teatro delle maschere nelle opere di Edvard Munch
Tempo di lettura: 2 minuti

Eredità I: una versione terrena dell’amore tra madre e figlio spezzata dal dramma della morte.

 

 

 

 

Correva l’anno 1899.

L’artista norvegese Edvard Munch si trovava a Parigi, in un ospedale dedicato alla cura delle malattie veneree.

D’un tratto, passando lungo lo scuro e tetro corridoio di una sala d’attesa, il pittore si trova davanti la desolata immagine di una madre sofferente con in grembo il suo pallido bambino.

Il volto della donna appare arrossato, deformato in una maschera di dolore.

La madre del povero bambino conosce già il tragico destino del povero pargolo, sventuratamente malato di sifilide.
Il piccolo appare inerme, con la testa più grande del corpo e il petto arrossato da un’eruzione cutanea.

 

 

 

 

Edvard Munch, Eredità I, 1897-1899, Oslo, Munch Museet
Il pittore rimase molto colpito da quella visione, tanto da descriverla dettagliatamente nel suo diario: “Il viso della madre che si piega sul bambino è diventato scarlatto per il pianto. C’è una forte contrapposizione di colore tra il viso rosso, gonfio, rigato di lacrime, contorto in una smorfia e il volto bianco cenere del bambino, che contrasta fortemente con lo sfondo verde. Il bambino fissa con occhi grandi e profondi il mondo nel quale è involontariamente entrato. Malato, spaventato, un quesito negli occhi, guarda nella stanza – sospeso dal reame di dolore in cui è entrato e già con la domanda perché. Era il vecchio, familiare fenomeno dei ‘fantasmi’…Ma era anche la mia vita. Il mio perché ”.

Le opere di Munch sono sempre drammatiche, in bilico tra vita e morte, connotate da un senso di solitudine, di sofferenza ossessiva.

Munch racconta se stesso, le sue esperienze, la morte della madre quando era ancora molto piccolo e poi quella dell’amata sorella, malata di tubercolosi.

Vedendo questa donna piangente, che dona un ultimo e tragico saluto al suo bambino, Munch rivive in parte le sue sofferenze.

Come una Vergine che compiange la morte di Cristo, Munch, realizza una versione tutta terrena di quest’amore tra madre e figlio spezzato dall’ ineluttabile corso degli eventi.

Resta solo il vuoto, la solitudine di una vita sfiorita ancor prima di crescere.

Mira Carboni

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