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Due tazzine di caffè al giorno: una protezione contro il tumore al colon-retto

Due tazzine di caffè al giorno: una protezione contro il tumore al colon-retto
Tempo di lettura: 3 minuti

Amate il caffè? Che sia decaffeinato, istantaneo, espresso o filtrato, consumarlo potrebbe proteggere dal rischio di tumori del colon-retto.

Lo dice uno studio realizzato da un team di ricercatori statunitense-israeliano del Clalit Health Services National Cancer Control Center di Haifa (Israele) e della University of Southern California di Los Angeles (USA).

La ricerca

La ricerca, pubblicata sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, confronta le abitudini riguardanti il consumo della bevanda per oltre 9.000 persone, ottenendo una misura di quanto questa possa essere associata o meno alla comparsa di tumore al colon o al retto. Sono circa 9.000 le persone coinvolte, uomini e donne israeliani di età media compresa tra i 68 e i 70 anni, che sono stati suddivisi in due gruppi: da una parte poco più di 5.000 soggetti con una diagnosi di tumore al colon-retto (i casi) e dall’altra circa 4.000 non affetti da alcun tumore all’apparato digerente (i controlli).

I risultati

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un’intervista per valutare il loro consumo di caffè nell’anno precedente. I risultati mostrano che chi ne beve tra una e due tazzine giornaliere ha il 26% di probabilità in meno di sviluppare un cancro nell’area del colon o del retto, rispetto a chi non lo fa. Aumentando il consumo a più di due al giorno, il divario si allarga ulteriormente, raggiungendo il 54% di probabilità in meno di rischio. Questi dati riguardano tutte le tipologie di bevanda: espresso, istantaneo, decaffeinato e filtrato.

Nel futuro

Nonostante i risultati positivi, tuttavia, è ancora presto per indicare il caffè come misura preventiva contro i tumori del colon-retto. Ulteriori studi sono necessari, in particolare per chiarire come si svolga la sua azione protettiva. I ricercatori ipotizzano che siano diverse le sostanze coinvolte, ognuna delle quali agirebbe con uno specifico meccanismo. Prima fra tutte la caffeina, che in studi precedenti ha mostrato un ruolo contro la crescita di tumori del colon, mentre l’acido clorogenico e i polifenoli, dotati di attività antiossidante e antiproliferativa, proteggono contro l’insorgenza di tumori. Altro esempio sono le melanoidine, sostanze che contribuiscono al colore scuro del caffè, che migliorano la motilità del colon, agendo in modo simile alle fibre vegetali e contribuendo a mantenere questo organo in salute.

Attenzione, però.

Se da un lato è stata osservata un’azione di protezione contro alcune patologie, dall’altro un consumo eccessivo di caffè può rivelarsi dannoso. Berne troppo, infatti, può causare disturbi del sonno, ansia e cambi del comportamento. A lungo termine, inoltre, abbondanti dosi di caffeina possono esporre al rischio di patologie cardiovascolari e, per le donne in gravidanza, problemi di sviluppo del feto.  È l’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) a lanciare l’avvertimento, fissando a circa 400 mg la dose massima di caffeina giornaliera da non superare. Considerando che una tazzina ne può contenere in media dai 70 ai 100 mg, questo si traduce in circa quattro caffè al giorno. Per le donne incinte, invece, non bisogna superare le due tazzine giornaliere (circa 200 mg).

Dove si trova la caffeina?

È importante, inoltre, tenere conto che questa bevanda non è il solo alimento che contiene caffeina. Si trova infatti in decine di prodotti, tra cui cioccolato, the e bevande energetiche. Meglio fare sempre attenzione alle etichette, dunque, per assicurarsi di non assumere quantità troppo elevate di questa sostanza.

Rimane il caffè, in ogni caso, la principale fonte di caffeina nella nostra dieta. Giunto in Europa nella seconda metà del ‘600 e riservato alle classi più facoltose, oggi è ormai diffuso tra tutta la popolazione: secondo il rapporto Coop su consumi e distribuzioni del 2016, infatti, gli italiani bevono in media due tazzine al giorno per persona, consumo quasi raddoppiato rispetto agli anni Sessanta, complice un progressivo abbassamento dell’età in cui lo si assaggia per la prima volta. Fare luce sulle proprietà di questa bevanda così diffusa, quindi, potrebbe darci un motivo in più per apprezzare ulteriormente il piacere indiscusso della tanto amata pausa caffè.

 

Dott.ssa Martina Laccisaglia

Centro Studi Comunicazione sul Farmaco, Salute e Società – Università Statale di Milano

Per approfondimenti:

Schmit SL, et al. Coffee Consumption and the Risk of Colorectal Cancer. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2016 Apr;25(4):634-9.

 

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Martina Laccisaglia

Martina Laccisaglia

Esperta di comunicazione in area salute. Collabora con il Centro Studi Comunicazione sul Farmaco, Salute e Società della Statale di Milano. Maggiori info sul nostro collaboratore