L’anestesia e i bambini: studiati gli effetti

L’anestesia e i bambini: studiati gli effetti
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Una delle preoccupazioni relativa all’anestesia usata nei bambini è quella se può danneggiare in modo irreversibile il cervello. Ma la risposta è frustrante, nessuno lo sa.

 

“È una difficile domanda per i genitori di bambini che hanno bisogno di interventi”, afferma l’anestesista pediatra dell’ospedale di Boston Children Mary Ellen McCann. “Tutto ha rischi e benefici”, ma in questo caso la decisione di andare avanti con l’intervento chirurgico è resa più difficile da una incompleta comprensione dei rischi dell’anestesia per i bambini.

 

Alcuni studi suggeriscono che singole e brevi esposizioni all’anestesia non sono pericolose. Tuttavia, c’è bisogno di più dati prima di comprendere veramente gli effetti dell’anestesia sul cervello.

 

L’anestesia danneggia il cervello dei bambini?

Molti ricercatori e scienziati stanno cercando di rispondere alla domanda. A dicembre la FDA (Food and Drug Administration, ente USA per il controllo degli alimenti e i farmaci) ha pubblicato una comunicazione sulla sicurezza dei farmaci usati per l’anestesia che è sembrata allarmante: infatti “l’uso ripetuto o prolungato di farmaci anestetici e di sedazione generale durante interventi o procedure in bambini di età inferiore ai 3 anni o in donne in gravidanza durante il terzo trimestre influenza lo sviluppo cerebrale dei bambini”. La FDA ha raccomandato più comunicazione tra genitori e medici nella speranza di ritardare gli interventi chirurgici e diminuire in questo modo l’esposizione all’anestesia per le fasce più a rischio.

 

Il problema di questa affermazione, tuttavia, è quella di causare ritardi per le necessarie procedure chirurgiche e diagnostiche che richiedono anestesia, con conseguenti risultati avversi per i pazienti, dice Dean Andropoulos, anestesista pediatrico.

 

In generale quindi gli interventi chirurgici effettuati nei bambini piccoli hanno buone ragioni per esserci. La chirurgia per gravi malattie cardiache e altre condizioni pericolose per la vita non può aspettare. “Questo è il motivo per cui la recente comunicazione della sicurezza dei farmaci anestetici FDA potrebbe causare ulteriori preoccupazioni dei genitori riguardo gli interventi chirurgici che dovrebbero essere fatti”, dice Andropoulos.

 

Gli scienziati hanno molti dati che dimostrano che i farmaci anestetici possono causare danni prolungati in una varietà di specie, dai ratti ai primati non umani. Gli anestetici sono “come qualsiasi tossina”, dice Andrew Davidson, anestesista presso il Centro di ricerca dei bambini di Murdoch a Melbourne, in Australia. “Più ne avete, peggio è.”

 

Tuttavia Davidson e i suoi colleghi hanno dato alcune notizie rassicuranti ai genitori: rapide e singole esposizioni all’anestesia, di un’ora massimo, non sembrano pericolose.

 

Davidson, McCann ed i loro colleghi hanno recentemente confrontato i bambini che, da neonati, avevano subito interventi per l’ernia. Di questi bambini, 359 ha ricevuto un’anestesia totale di breve durata e 363 invece quella locale. All’età di 2 anni, i bambini non mostravano differenze nelle abilità mentali. Questo studio, chiamato del GAS, non è ancora finito: gli scienziati infatti testeranno ancora i bambini all’età di 5 anni, quando sarà più facile verificare forme più complesse di pensiero.

 

Notizie più incoraggianti sono state dallo studio PANDA, che ha seguito oltre 100 bambini che hanno ricevuto anestesia per poco tempo (il mediano era di 80 minuti) quando erano più piccoli di 3 anni. Quando quegli stessi bambini avevano tra gli 8 e i 15 anni, i loro IQ e la maggior parte delle altre abilità di pensiero erano simili a quelli che non avevano ricevuto anestesia nei primi anni di vita. Insieme ai risultati del GAS, lo studio PANDA, pubblicato nel Journal of the American Medical Association, offre una certa rassicurazione ai genitori il cui bambino potrebbe avere bisogno di un intervento chirurgico. “Se è una procedura breve, non devi preoccuparti dell’anestesia”, dice Davidson.

 

Per ora, i medici stanno facendo un buono sforzo per parlare di queste complesse domande con i genitori quando prendono decisioni mediche. “Oggi ci troviamo di fronte principalmente a questo problema”, spiega Andropoulos, e aggiunge “I genitori in gran parte apprezzano queste conversazioni”.

 

La speranza è dunque quella di aver presto più informazioni per “il problema più importante che si affronta nell’anestesia pediatrica”, come lo definisce Andropoulos.

 

 

Fonte:

https://www.sciencenews.org/blog/growth-curve/anesthesia-youngsters-tricky-calculation?tgt=nr