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La glicemia può aumentare in modo eccessivo dopo i pasti: scoperto il meccanismo

settembre 27, 2017
La glicemia può aumentare in modo eccessivo dopo i pasti: scoperto il meccanismo
Tempo di lettura: 3 minuti

Un’aumentata concentrazione di uno speciale ‘trasportatore’ (SGLT-1) nel duodeno è il responsabile dell’eccessivo assorbimento di glucosio dopo un pasto, che provoca i repentini aumenti della glicemia nei soggetti pre-diabetici .

Tale meccanismo, se bloccato, può proteggere dai picchi di glicemia post-prandiale e contribuire a prevenire il diabete.

Ecco ciò che è emerso dalla ricerca effettuata dal professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia SID e ordinario di Medicina Interna dell’Università “Magna Gaecia” di Catanzaro, pubblicata dal Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism.

La glicemia aumenta in modo eccessivo dopo i pasti

Nelle persone ad aumentato rischio di diabete, prima ancora che la malattia dia chiari segni di sé, la glicemia aumenta in modo eccessivo dopo i pasti. Questo fenomeno è da tenere sotto controllo, soprattutto perché questi aumenti di glucosio nel sangue provocano nel tempo importanti danni sia a livello del sistema cardio-vascolare sia alle piccole arterie della retina, dei reni e dei nervi.

La scoperta

È stata trovata una possibile spiegazione scientifica a questo fenomeno: alcune persone assorbono più rapidamente e in maggior quantità di altre gli zuccheri della dieta a causa dell’esuberanza dell’SGLT1, un trasportatore specializzato nell’assorbimento del glucosio a livello del duodeno.

Le considerazioni

“Questa nuova ricerca, afferma il professor Sesti, aiuta a comprendere perché queste persone a rischio di diabete presentano elevati livelli di glicemia dopo i pasti. L’assorbimento intestinale del glucosio introdotto con gli alimenti avviene prevalentemente nella prima porzione dell’intestino, cioè nel duodeno. A tale livello il glucosio, grazie ad uno speciale ‘trasportatore’, l’SGLT-1, attraversa la parete intestinale per raggiungere la circolazione sanguigna”.

Il team del professor Sesti ha inoltre osservato che i soggetti con ‘NGT-alta glicemia ad 1 ora’ a rischio di sviluppare il diabete e le persone con diabete tipo 2 presentano aumentati livelli del trasportatore SGLT-1 nel duodeno, dimostrando che è l’eccessivo assorbimento intestinale del glucosio, la causa dell’iperglicemia post-prandiale.

Lo studio

La ricerca ha preso in esame un campione di 54 individui, sottoposti a curva da carico orale di 75 g di glucosio e ad esofago-gastro-duodenoscopia con biopsie della mucosa duodenale sulle quali è stata misurata la quantità del trasportatore del glucosio SGLT-1.

I risultati

In questo studio ─ spiega il professor Sesti ─ è stato osservato che i soggetti con ‘NGT-alta glicemia ad 1 ora’ e i soggetti con ridotta tolleranza glicidica (IGT – cioè valori glicemia a due ore dalla curva da carico compresa tra 140 e 199 mg/dl), hanno aumentati livelli del trasportatore SGLT-1 nell’intestino, paragonabili a quelli riscontrati nei pazienti con diabete tipo 2, rispetto agli individui con NGT e glicemia ad 1 ora ˂155 mg/dl. Le condizioni di NGT-alta glicemia ad 1 ora e IGT ─ continua il professor Sesti ─ sono condizioni di cosiddetto ‘pre-diabete’ con un alto rischio di progressione verso il diabete tipo 2.

Continua Sesti: “in questo studio abbiamo inoltre osservato che alti livelli duodenali di SGLT-1 sono associati ad elevati livelli di glicemia dopo carico orale di glucosio. Tali risultati suggeriscono che l’aumento dei livelli duodenali del trasportatore SGLT-1 (e il conseguente eccessivo assorbimento intestinale del glucosio) rappresenta uno dei meccanismi responsabili dell’iperglicemia post-prandiale”.

I livelli duodenali di SGLT-1 sono aumentati nei soggetti con pre-diabete

“La scoperta che i livelli duodenali di SGLT-1 siano aumentati nei soggetti con pre-diabete, così come nei pazienti affetti da diabete tipo 2 ─ sottolinea la dottoressa Teresa Vanessa Fiorentino, co-autrice dello studio, dottoranda presso l’Università ‘Magna Graecia’ di Catanzaro ─ dimostra che tale alterazione è presente ancor prima dell’esordio della patologia diabetica e suggerisce che l’aumentato assorbimento intestinale del glucosio mediato dal trasportatore SGLT-1 potrebbe essere un meccanismo coinvolto nello sviluppo del diabete tipo 2”.

Le conclusioni

“Tenendo in considerazione ─ conclude il professor Sesti ─ che l’attività del trasportatore SGLT-1 può essere inibita da alcuni composti fenolici presenti nelle mele e che sono attualmente in fase di sviluppo farmaci con una doppia azione inibitoria sui trasportatori SGLT-1 e SGLT-2 (quest’ultimo presente a livello renale), è possibile ipotizzare che la correzione dell’eccessivo assorbimento intestinale del glucosio potrà rappresentare una possibile strategia terapeutica utile non solo per trattare l’iperglicemia post-prandiale, ma anche per prevenire lo sviluppo del diabete nei soggetti a rischio”.   

 

Fonte:

Società Italiana di Diabetologia 

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