Si ricordano meglio i volti delle persone “cattive”

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Le facce associate a un pregiudizio negativo vengono codificate in profondità, attivando maggiormente l’ippocampo (memoria) e le strutture limbiche (emozioni). Così le ricordiamo meglio. Lo rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE.

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