L’Universo nella testa: come proteggere il cervello da stress e invecchiamento

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Il declino cognitivo non è un destino ineluttabile. Secondo il Prof. Giulio Maira, luminare della neurochirurgia internazionale, la nostra mente può rinnovarsi a qualsiasi età, a patto di difenderla dai suoi tre nuovi nemici: l’infiammazione da cortisolo, la dipendenza digitale e l’isolamento sociale.

Di Redazione Saluteuropa

È l’oggetto più complesso dell’universo conosciuto. Pesa circa un chilo e mezzo, contiene 86 miliardi di neuroni e trilioni di connessioni. Eppure, nonostante la scienza abbia mappato le galassie lontane, sappiamo ancora poco di ciò che accade davvero dentro la nostra scatola cranica.
A guidarci in questa esplorazione è l’esperienza unica del Prof. Giulio Maira, neurochirurgo di fama mondiale che, nel corso della sua carriera, ha operato oltre 18.000 pazienti.

Prof. Giulio Maira

Dalle sue ricerche e dalla sua pratica clinica emerge una verità rivoluzionaria: il cervello non è un organo statico destinato a spegnersi con l’età, ma una macchina biologica in continua evoluzione, capace di rigenerarsi grazie alla neuroplasticità. Tuttavia, la vita moderna espone questa macchina perfetta a rischi inediti che è fondamentale conoscere per prevenire il declino cognitivo.

La Foresta dei Neuroni: perché il cervello non va mai in pensione

Spesso si crede al mito che utilizziamo solo il 10% del nostro cervello. In realtà lo usiamo tutto, ma con potenzialità diverse. Come spiega il Prof. Maira, possiamo immaginare il cervello come una foresta. Con l’avanzare dell’età, è fisiologico che alcuni alberi (i neuroni) muoiano. Ma la natura ci ha donato un meccanismo di compensazione straordinario: se continuiamo a “innaffiare” gli alberi rimasti, questi svilupperanno rami più folti e nuove foglie (le sinapsi), mantenendo la foresta rigogliosa.

L’acqua di questa foresta è la curiosità. Apprendere cose nuove – che sia una lingua straniera, uno strumento musicale o la lettura di un libro complesso – modifica fisicamente l’anatomia cerebrale, creando quella che viene definita “riserva cognitiva”. Un cervello attivo e curioso è biologicamente più giovane e resistente alle malattie neurodegenerative.

Il Nemico numero uno: Cortisolo e Infiammazione

Se l’apprendimento nutre, lo stress avvelena. Il primo grande nemico della longevità mentale è lo stress cronico.
Quando siamo sotto pressione, le ghiandole surrenali producono cortisolo. Se questo ormone è utile nelle emergenze momentanee, diventa tossico quando è presente costantemente nel sangue.
L’eccesso di cortisolo genera infiammazione cronica, un processo silenzioso che, secondo Maira, è alla base di molti danni cerebrali: uccide i neuroni dell’ippocampo (fondamentali per la memoria) e iper-attiva l’amigdala (il centro della paura e dell’ansia), aprendo la strada alla depressione e all’invecchiamento precoce.

Le Nuove Dipendenze: lo “Scrolling” spegne il pensiero

Accanto ai nemici chimici (come droghe e alcol), oggi il cervello deve fronteggiare una minaccia comportamentale subdola: la dipendenza digitale.
Il Prof. Maira mette in guardia contro l’abitudine dello scrolling compulsivo su smartphone e social network. Non si tratta solo di una perdita di tempo, ma di un danno funzionale.

Il cervello umano è un organo “lento”: per trasformare un’informazione in conoscenza e poi sedimentarla in pensiero, ha bisogno di tempo e profondità. Il bombardamento frenetico di immagini e messaggi brevi tipico dei social impedisce questo processo di elaborazione.
Il risultato è un cervello iper-stimolato ma incapace di profondità, che cerca la scarica immediata di dopamina (il “mi piace”) esattamente come accade nelle dipendenze da sostanze, perdendo la capacità di concentrazione e ragionamento complesso.

Il Male Oscuro: Solitudine e carenza di relazioni

C’è infine un terzo fattore di rischio, spesso sottovalutato dalla medicina tradizionale ma centrale nella visione di Maira: l’isolamento sociale.
L’essere umano è biologicamente programmato per l’empatia e la connessione, grazie alla presenza dei neuroni specchio. Quando queste connessioni mancano, il cervello soffre fisicamente.

Studi internazionali, tra cui una celebre ricerca di Harvard durata decenni, confermano che il fattore predittivo più forte per una vita lunga e felice non è la ricchezza o il successo, ma la qualità delle relazioni umane.
La solitudine non è solo uno stato d’animo triste: è una condizione che aumenta lo stress, alza i livelli di cortisolo e deprime il sistema immunitario. Al contrario, la socializzazione reale (non virtuale) è una ginnastica potentissima per la mente, capace di proteggerci dall’Alzheimer più di molti integratori.

La “Ricetta” per la manutenzione della mente

Proteggere il cervello, dunque, è possibile adottando uno stile di vita consapevole. Ecco i pilastri suggeriti dalla neuroscienza:

  1. Sonno di qualità: Dormire tra le 7 e le 8 ore è essenziale. Durante il sonno, il cervello attiva il sistema glinfatico per “lavare via” le tossine accumulate di giorno e consolidare i ricordi importanti.
  2. Attività fisica: Muoversi non serve solo ai muscoli. Lo sport libera endorfine e cannabinoidi endogeni, sostanze naturali che combattono l’ansia e migliorano l’umore.
  3. Meditazione e Spiritualità: Pratiche come la meditazione (o la preghiera) hanno un effetto misurabile: riducono il volume dell’amigdala, abbassando la reattività allo stress.
  4. Educare alla Bellezza: In un mondo dominato dalla tecnica, Maira suggerisce di nutrire il cervello con la bellezza (arte, natura, musica). L’emozione estetica stimola l’intelligenza emotiva, che è il miglior antidoto contro l’indifferenza e l’apatia.

Tra Scienza e Mistero

Nonostante i progressi tecnologici, che oggi permettono di interfacciare il cervello con i computer (come nei progetti di Neuralink) per aiutare pazienti con disabilità, rimane un confine che la scienza non ha ancora valicato: quello della coscienza.
L’esperienza clinica di Maira, che ha analizzato anche casi di guarigioni scientificamente inspiegabili (come la sparizione improvvisa di patologie cerebrali gravi), suggerisce che la medicina debba mantenere un atteggiamento di umiltà. Ci sono fenomeni che sfuggono alla misurazione e che ci ricordano come, in quel chilo e mezzo di materia, risieda un mistero che va oltre la semplice biologia: l’essenza stessa dell’essere umani.

Se volete approfondire questi argomenti affascinanti vi suggeriamo questi libri del prof. Maira

 

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