Attenzione all’abuso del termine fake news

Che differenza c'è tra un'ipotesi ed una fake news? L'abuso del termine fake news rischia di portare ad un appiattimento della dialettica e ad un impoverimento degli strumenti del pensiero

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Che differenza c’è tra un’ipotesi ed una fake news? L’abuso del termine fake news rischia di portare ad un appiattimento della dialettica e ad un impoverimento degli strumenti del pensiero.

Notizie false, in inglese fake news. L’enciclopedia Treccani subito dopo aver dato la traduzione italiana del termine precisa “informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero”. 

Sempre nell’enciclopedia Treccani, alla voce che definisce il termine “ipotesi” si legge “..spiegazione, fondata su indizi e intuizioni, che in via di tentativo si dà di un fatto o di una serie di fatti, noti o comunque che si ritengono accertabili” e poco più avanti, dove viene fornito un esempio di applicazione del termine, si legge “siamo ancora nel campo delle ipotesi, lontani cioè dalla verità”.

Come si fa quindi a distinguere una “spiegazione/ipotesi fondata su indizi ed intuizioni” da una fake news?

Il rischio è proprio quello di utilizzare il termine fake news semplicemente per escludere a priori delle ipotesi.

Quando un’ipotesi viene classificata come fake news

Un esempio su tutti: sul sito del Ministero della Salute compare una pagina intitolata “proteggiamoci dalle Bufale (…) le 12 fake news più frequenti”.

All’ottavo posto si legge: Il virus Sars-CoV-2 vola nell’aria fino a 5 metri. FALSO! Non esistono evidenze scientifiche.

Negli ultimi giorni tuttavia alcuni studi americani hanno avanzato l’ipotesi che il Coronavirus, sottoforma di aereosol e non più solo di goccioline, possa resistere e viaggiare nell’aria più di quanto si ipotizzava in precedenza. 

La stessa prof.ssa Ilaria Capua ha dichiarato “non possiamo escludere il propagarsi del coronavirus dai condizionatori”.

Così Repubblica il 2 aprile ha titolato “Il virus nell’aria più a lungo di quanto pensiamo” L’OMS si prepara a rivedere le norme e La Stampa il 4 aprile ha pubblicato un articolo dal titolo Coronavirus, la scienza divisa sulla diffusione del virus nell’aria e l’obbligo delle mascherine.

Questo è solo un esempio di come un’ipotesi ancora da confermarsi – il Coronavirus vola nell’aria fino a 5 metri – sia stata etichettata come fake news. Certo, magari la scienza tra qualche mese dimostrerà che il virus può volare nell’aria solo fino a 3 metri e non 5, oppure smentirà del tutto questa possibilità. Ma anche in quel caso si potrà parlare di ipotesi non confermata piuttosto che di fake news.

Allo stesso modo non si può diffondere un’informazione come certa quando in realtà si tratta solo di un’ipotesi. Non è responsabile.

Washington Post: “E’ tempo di ritirare il termine corrotto fake news

Non è un caso se Margaret Sullivan, una delle più importanti editorialiste del Washington Post, già nel 2017 titolava “E’ tempo di ritirare il termine corrotto fake news”.

Secondo la Sullivan c’è chi usa questo termine “… contro qualsiasi notizia che reputa ostile alla propria agenda”. L’abuso del termine fake news lo ha fatto così diventare un’espressione vaga ed imprecisa che può essere riferita sia ad una notizia falsa che ad un’opinione non condivisa, sia ad una notizia manipolata che ad un pezzo di satira.

Non si corre forse lo stesso rischio nel bollare come fake news un video come quello recentemente diventato virale sul servizio del 2015 di Rai3 in merito agli esperimenti cinesi sui Coronavirus? In quel video non c’era una falsa notizia. Semplicemente non si è voluta far fare l’associazione tra quello specifico esperimento e l’attuale Coronavirus. Ovvio, ma perché impedire di prendere in considerazione il percorso che conduce a certe ipotesi?

Il vero problema contro cui combattere, spiega la Sullivan, sono le bugie date sotto forma di notizie vere. 

Sono le manipolazioni dei fatti, come quando in certe riprese televisive si scelgono opportune inquadrature per far sembrare piene piazze in realtà vuote.

Per citare l’ormai decano dei giornalisti medico scientifici italiani, prof. Sergio Angeletti “inganna di più una verità ben scelta di una notizia falsa”.

Una cosa sono le false notizie, un’altra le opinioni diverse

Io stesso ora, solo con queste poche righe scritte, potrei essere accusato di aver diffuso una fake news. 

Già perché la Sullivan quelle parole le ha scritte realmente (in coda all’articolo trovate il link diretto al suo editoriale pubblicato sul Washington Post). Ha veramente detto che c’è chi usa il termine fake news “… contro qualsiasi notizia che reputa ostile alla propria agenda” ma lo ha detto riferendosi a Trump. E’ lui, spiega la Sullivan, ad aver usurato questa parola fino al punto da averla privata di ogni significato.

Ma se fin da subito avessi dichiarato che l’autrice si stava riferendo a Donald Trump quanti poi avrebbero seguito il resto del ragionamento?

Bisogna sempre approfondire le notizie e non fermarsi mai al titolo sensazionalistico. Allo stesso modo oggi non ci si deve fermare all’etichetta di “fake news” ma si deve capire se dietro quella fake news non ci sia semplicemente un’ipotesi o un’opinione non condivisa da tutti.

Una cosa sono le false notizie, un’altra le opinioni diverse. Creare confusione su questo concetto rischia di portare le persone a non riflettere più né in una direzione né nell’altra.

Diffusione incontrollata delle fake news: un segnale di perdita di credibilità delle istituzioni?

Non si vuole negare l’esistenza delle notizie false, e nemmeno delle errate interpretazioni delle notizie vere. Non si vuole nemmeno negare il fatto che il web abbia sparigliato le carte dando grande visibilità a blogger ed influencer, spesso improvvisati, a discapito di giornalisti professionisti.

Le notizie false o manipolate sono sempre esistite dacché esiste la comunicazione, forse un aspetto da approfondire è se “l’esplosione incontrollata di questo fenomeno” non possa essere un segnale della progressiva perdita di credibilità delle istituzioni e delle fonti ufficiali. Un tempo infatti nessuno si sarebbe sognato di mettere in discussione l’autorità di preti, medici, farmacisti e carabinieri.

Dalla Chiesa che a partire dalla seconda metà del 1400 si trovò ad affrontare l’esplosione del fenomeno della stregoneria dando il via alla “caccia alle streghe” fino alle istituzioni moderne che stanno fronteggiando il problema delle notizie false aprendo la “caccia alle fake news” forse ci sono molti fili rossi ancora da approfondire, la storia potrebbe ancora avere molto da insegnarci.

Fonti:

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Andrea Pensotti
Laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche (Università degli Studi di Milano), e dottorando presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma. E' membro del Systems Biology Group Lab presso l'Università Sapienza di Roma e managing editor della rivista scientifica Organisms Journal. Svolge inoltre l'attività di divulgatore e consulente scientifico.
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