Quando la scienza incontra il miracolo: intervista al cardiologo che ha “visitato” Gesù

Quando la scienza incontra il miracolo: intervista al cardiologo che ha “visitato” Gesù
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Un medico che si interessa di miracoli eucaristici e scopre tracce scientifiche che conducono verso il “mistero”. In breve è questa la storia che vi vogliamo raccontare. Non solo perché interessante di per sé ma perché mette in luce alcuni aspetti della scienza che vengono spesso trascurati.

Andiamo per ordine, il dott. Franco Serafini dirigente medico di cardiologia a Bologna, si è interessato di un fenomeno poco noto, persino tra gli stessi cattolici: i miracoli eucaristici. Si tratta di quei fenomeni dove, pare, ostie consacrate si trasformano spontaneamente in carne e sangue. Questi fenomeni quasi sempre avvengono in condizioni precise: un’ostia che accidentalmente cade e/o viene rovinata, per protocollo cattolico, deve essere posta all’interno di un calice pieno d’acqua fino al suo completo scioglimento. Un segno di rispetto verso quello che per chi è credente rappresenta il corpo di Cristo.

E’ proprio in questa fase che sono avvenuti i fenomeni di “trasmutazione”  dell’ostia in carne e sangue. Ovviamente non tutti i casi segnalati alle autorità vaticane si sono confermati miracoli: spesso si è riscontata una semplice proliferazione di muffe che ha fatto cambiare aspetto alle ostie galleggianti sull’acqua. Altre volte invece, come racconta Franco Serafini nel suo libro “Un cardiologo visita Gesù. I miracoli eucaristici alla prova della scienza” (edizioni Studio Domenicano), qualcosa di strano era accaduto veramente.

Tutte le analisi di laboratorio concordano sulle stesse, incredibili, conclusioni

Il dott. Serafini ha analizzato 5 dei principali miracoli eucaristici documentati: Lanciano (avvenuto nell’ VIII secolo), Buenos Aires (fenomeno prodottosi tre volte, 1992, 1994, 1996), Tixtla (avvenuto ne 2006), Sokółka (del 2008) e Legnica (2013). Si tratta degli unici “miracoli eucaristici” su cui è stato possibile fare dei veri e propri esami di laboratorio. I risultati di questi esami hanno messo in luce una serie di dati concordanti tra loro dai quali qualsiasi medico legale potrebbe concludere che la causa del decesso “della vittima” sia stato un fortissimo stress insorto a seguito di traumi da percosse. Stress che ha portato ad una vera e propria “lacerazione” del tessuto cardiaco. Non ultimo in tutti i reperti analizzati si è riscontrato come gruppo sanguigno quello AB. Lo stesso che è stato trovato anche sulla sindone. Insomma pur non conoscendo il vangelo qualsiasi medico potrebbe intuire da questi dati la storia della passione di Cristo.

Prima di lasciare la parola direttamente al dott. Serafini (che gentilmente ci ha concesso un’intervista) il prof. Sergio Angeletti, Presidente Vicario dell’Associazione Stampa Medica Italiana, ha tenuto a scrivere una breve introduzione.

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Perché un giornale di scienza e medicina come Saluteuropa dovrebbe pubblicare una notizia come questa degli studi sui miracoli eucaristici?

Così come la Chiesa non deve considerare eretico uno scienziato cattolico che studia i miracoli eucaristici con metodo scientifico, altrettanto la scienza non deve considerare eretico un medico che usa il metodo scientifico per studiare fenomeni inspiegabili come questi miracoli.

Senza la determinazione, e talvolta perfino il coraggio, di persone che rischiano d’esporsi – in progressione – all’incredulità / al “ridicolo” / all’emarginazione, animate da una sana curiosità, appunto scientifica, ad approfondire l’ignoto, oggi non potremmo godere dei tanti progressi che conosciamo/abbiamo.

“Eppur si muove” fu la famosa frase mormorata da Galileo, incappucciato da ciuco nel tribunale della santa inquisizione.  Di fronte alla visione del mondo imposta da quell’oscurantismo della chiesa del suo tempo, fu per lui più forte il bisogno di manifestare con sommessa determinazione la realtà che aveva constatato.

Galileo Galilei

Galileo aveva avuto il coraggio di dire quello che aveva visto con il suo telescopio mentre i suoi contemporanei si rifiutavano persino di guardarci dentro al telescopio: convinti che ci fosse qualche diabolico/sacrilego trucco.

Né si deve altrettanto qualunquisticamente “gettare la croce addosso” a quegli astronomi d’allora che, seguendo la pur errata visione geocentrica/tolemaica, avevano alle spalle 1500 anni di prove dei fatti, d’esatti calcoli e comprovate constatazioni delle orbite del sole, dei pianeti e delle stelle/costellazioni ruotanti attorno alla terra: da un millennio e mezzo gli tornavano perfettamente i conti, con Giosué che dice “fermati o sole” e quello si ferma: quindi è dettato biblico ispirato da Dio e intende il fatto ch’è il sole che si muove e ferma miracolosamente, e questo miscredente ciuco Galileo pretende che non sia vero.

Che c’insegna quindi tutto ciò? Che si può avere un millennio e mezzo di prove dei fatti e scoprire che invece la verità disponibile grazie a nuovi studi e conoscenze afferma tutt’altro. “Scire nefas” / è nefasto sapere, porsi domande. Ma questo è infatti la negazione della scienza, delle ricerca scientifica: perché chi non cerca non trova e si ritrova tuttora australopiteco invece di Homo Sapiens.

Quanti scienziati oggi si rifiutano persino di prendere in esame dei dati scientifici provenienti da qualche fenomeno che oggi viene classificato come miracolo.

Concludo ricordando quanto  diceva il mio professore di fisiologia: “un vero scienziato deve sempre tenere in considerazione la possibilità che se accendo migliaia di fiammiferi da cui si sprigiona fuoco, non bisogna mai escludere che qualche caso/situazione potrebbe  uscire invece tutt’all’opposto acqua”.

Sergio Angeletti

(Presidente Vicario Associazione Stampa Medica Italiana – ASMI)

 

 

Intervista al dott. Franco Serafini

Dott. Franco Serafini

 

Come è nata l’idea di avviare questa “indagine retrospettiva” sui miracoli eucaristici e sugli esami effettuati?

Le indagini medico-scientifiche su reliquie di miracoli eucaristici erano un argomento che mi interessava e che trovavo originale, oltre che culturalmente stimolante in questo inesplorato territorio di confine tra scienza e fede. Però, almeno due-tre anni fa, non trovavo nulla di già pubblicato, in rete o nell’editoria tradizionale, che mi soddisfacesse. Trovavo solo resoconti parziali, imprecisi, redatti con buona volontà, spesso con un taglio eccessivamente devozionale, da studiosi che di tutta evidenza non masticavano il linguaggio, che so, dell’immunoistochimica o della genetica. Mi sembrava che l’argomento meritasse un approccio più rigoroso e più scientifico e allora ho iniziato la mia “indagine” passando al setaccio tutto il materiale disponibile, prendendo contatto con i testimoni e gli studiosi coinvolti e, quando possibile, recandomi di persona sul posto.

 

Con che criterio ha scelto di studiare questi 5 miracoli eucaristici?

Mi sono interessato dei soli cinque eventi che possedevano la duplice caratteristica di essere formalmente riconosciuti come autentici dalla legittima autorità ecclesiastica e contemporaneamente di essere stati studiati da un punto di vista medico-legale. Si tratta, per semplificare, di ostie consacrate che hanno apparentemente “sanguinato” o comunque sulle quali si è sviluppato un nuovo misterioso tessuto biologico. In questi casi il dossier di indagine avviato dal vescovo prevedeva anche un micro-prelievo di materiale da avviare al laboratorio. Qualche volta, come in un recente caso a Salt Lake City nel 2015, è possibile dimostrare l’origine naturale del fenomeno, documentando una banale contaminazione batterica o fungina del pane consacrato. Altre volte, e questi sono i casi di cui mi sono interessato, la scienza con grande imbarazzo deve ammettere la presenza inspiegabile di tessuto umano…

 

Quanti sono i miracoli eucaristici ufficialmente riconosciuti, su quanti sono stati fatti degli studi, su quanti si potrebbero fare?

La Chiesa cattolica riconosce più di cento eventi prodigiosi legati all’Eucarestia, avvenuti soprattutto durante il secondo millennio, ovunque nel mondo, ma in particolare in Europa e in Sud America. Ne sono stati riconosciuti anche in tempi recentissimi e in effetti quattro dei cinque casi che ho studiato sono avvenuti tra 1992 e 2013, in Argentina, in Messico e in Polonia. Credo anche che i miracoli eucaristici noti siano sola la punta di un iceberg sommerso: sono convinto che molti casi, per pudore, per prudenza o perché legati a profanazioni di cui non si vuole parlare rimangano segreti. Poi occorre diffidare degli altrettanto numerosi falsi miracoli, confezionati da mitomani, ma questo è un altro argomento…

Reliquia del miracolo eucaristico di Lanciano

Da quanto è dato conoscere, soltanto i “miei” cinque eventi sono stati sottoposti ad approfondite indagini scientifiche, in epoca moderna. In teoria si potrebbero studiare tutti quei miracoli di cui conserviamo, magari da secoli, una reliquia o una traccia biologica concreta (di altri miracoli rimane solo il ricordo di un prodigio, limitato nel tempo). Potrebbe capitare, come a Lanciano nel 1970, che il legittimo custode voglia rivalutare la natura di una reliquia “ingombrante”, “troppo bella per essere vera” e decidere di sacrificare una piccola porzione del miracolo stesso per chiedere alla scienza di che cosa è fatto. Proprio a Lanciano, le analisi del prof. Odoardo Linoli, eccellenti e complete per l’epoca, stabilirono la presenza di vero tessuto miocardico e di vero sangue umani, rassicurando così i francescani sulla credibilità delle reliquie e dando nuova visibilità al miracolo. Per quanto riguarda eventuali nuovi possibili miracoli, oggi come oggi, qualunque vescovo affianca all’indagine teologica anche un dossier scientifico.

Mi aspetto quindi, nei prossimi anni, un aumento del numero di casi studiati, sia antichi che recenti e in fase di riconoscimento. Forse siamo solo all’inizio di una nuova, sorprendente branca della scienza che, scherzosamente, potremmo chiamare bioteologia o teologia sperimentale e applicata…

 

Ma torniamo ai nostri tessuti miracolosi. Che cosa è stato trovato di così incredibile in laboratorio?

 

Quello che trovo confortante è la sensazione che questi miracoli non “giochino” a stupire gli uomini con dati clinici sempre nuovi e sorprendenti: c’è invece il riproporsi costante, con poche variazioni sullo stesso tema, dello stesso pattern. C’è sempre te

Un’immagine di una delle ostie dei miracoli eucaristici avvenuti a Buenos Aires

ssuto muscolare miocardico sofferente, qualche volta c’è sangue che pure mostra segni di sofferenza. Quando viene ricercato, il gruppo sanguigno è lo stesso. C’è DNA, che beffardamente quasi sempre sfugge ai comuni marcatori di identificazione. Quando parlo di sofferenza, intendo un quadro istologico o laboratoristico compatibile con quello di un uomo politraumatizzato e con evidenti segni di intenso stress, come da rilascio eccessivo di catecolamine.

 

Che commenti hanno fatto i suoi colleghi a questo studio? a queste indagini da lei pubblicate?

Per ora, sinceramente, ho ricevuto alternativamente o complimenti per il lavoro o silenzio imbarazzato. Ancora nessuna vera critica puntuale (ma non mancheranno se il libro dovesse acquistare ancora più visibilità nel prossimo futuro…).

 

Questi risultati ed in generale la sua apertura ad avvicinarsi al mistero hanno arricchito il suo modo di essere medico?

Non saprei. Forse sono una persona troppo “semplice”? Di fatto io vivo senza difficoltà e senza la minima contraddizione interiore il mio essere medico e contemporaneamente cristiano cattolico. La medicina cura, lenisce, ritarda la morte (che comunque implacabile ci raggiungerà tutti!) e in questo sta la grandezza e la nobiltà della professione medica. Ma non è certo alla medicina che chiedo il senso della vita, della sofferenza e della morte. La scienza, non solo la scienza medica, si pone su di un piano di conoscenza della realtà diverso da quello della fede.

 

Come vede oggi, nella medicina e nella ricerca moderna, il rapporto tra uomo e tecnologia/bio-tecnologia?

È un rapporto complesso: riconosco con grande lucidità i progressi meravigliosi della scienza medica negli ultimi decenni. Già nei pochi anni in cui ho esercitato la mia professione di cardiologo ho potuto constatare il miglioramento delle terapie, più efficaci e sicure, delle indagini diagnostiche sempre meno invasive. Non posso che compiacermi per questi risultati che si traducono in anni di vita e di salute per i miei pazienti.

Nello stesso tempo, però non posso non avvertire un disagio crescente nei confronti della scienza, sempre più acriticamente accettata come ultima e insindacabile autorità nel mondo delle idee. Vedo che l’uomo contemporaneo, sbalordito dal progresso tecnologico su cui non ha alcun controllo, finisce con il delegare agli “esperti” anche le scelte più fondamentali e di indirizzo per la propria vita. Se qualcosa è tecnicamente possibile, perché esitare con anacronistici dubbi morali? Si possono fare molti esempi: personalmente trovo intrinsecamente sbagliata qualunque forma di fecondazione extracorporea e ancora di più provo una insopportabile repulsione per la maternità surrogata, che tuttavia vedo sempre più accettata, almeno nei paesi ricchi (nei paesi poveri la si subisce). O ancora: vedo con orrore, in Italia, prendere forma leggi inique che banalizzano il fine vita, senza peraltro prevedere nessuna forma di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari.

 

Pensa che la possibilità di una “trasmutazione della materia” come quella dell’ostia in tessuto miocardico possa essere una possibilità che la scienza debba prendere in considerazione ed integrare nei sui modelli? O ritiene che la verifica scientifica di questi miracoli debba restare nell’ambito della fede?

Che bella domanda! Nel mio libro mi sono divertito a raccontare i molti momenti di imbarazzo e di incomprensione, inevitabili, quando la scienza ufficiale è costretta a confrontarsi con i dati che provengono dai miracoli eucaristici. E questi dati sono certamente una pietra di inciampo, un’incursione a gamba tesa, fatta di carne e sangue, nell’asettico e sacro territorio della dea ragione.

Qui si tocca un punto sensibile dell’edificio della conoscenza dell’uomo contemporaneo, tutta sbilanciata in senso materialista. Credo che i progressi stessi della scienza, dalla cosmologia alle neuroscienze, se autentici, costringeranno i nostri discendenti ad ampliare l’attuale visione riduzionista e soffocante del mondo. Mi sembra sia già così nell’ambito della fisica quantistica, dove il rigido e orgoglioso determinismo della fisica classica non è più di casa e gli scienziati stessi, per spiegare quello che vedono, devono ricorrere perfino a categorie “spirituali” che credevano di avere dimenticato.

Tuttavia no, non credo che la “trasmutazione della materia” del pane consacrato in muscolo cardiaco potrà mai integrarsi in un modello “razionale”. La cifra e il senso di questi fatti sta nella loro inspiegabilità, nel loro sovvertire le leggi della natura. Se riuscissimo a spiegarli non sarebbero più “miracoli” e perderebbero la loro forza, il loro volerci richiamare ad una realtà più grande, invisibile agli occhi, ma comprensibilissima per la fede.

Aggiungo che, per chi è credente, i miracoli eucaristici presentano una ulteriore complicazione: sono un miracolo nel miracolo, insomma un miracolo al quadrato. L’ostia consacrata è già, nella sua sostanza, prodigiosamente il Corpo di Cristo: è come se il pane con le sue caratteristiche fisiche, chimiche, organolettiche “galleggiasse” in questo nostro mondo nascondendo una sostanza più profonda e sproporzionatamente diversa. Se avviene un miracolo e sull’ostia compare qualche goccia di sangue o qualche frammento di tessuto umano, per il credente, si tratta del palesarsi di una realtà appena più “comprensibile” e coerente con quanto già crede; il miracolo eucaristico, paradossalmente, per i cattolici è meno miracoloso della persistenza dell’apparenza del pane consacrato in questo nostro mondo.

Per tornare all’argomento della scienza, credo comunque che un eccesso ideologico di materialismo, in alcuni ambiti, costituisca una seria impasse alla comprensione della natura e possa precludere sviluppi interessanti.

 

Per esempio?

In biologia mi sembra che si stia attribuendo al DNA anche quello che alla doppia elica non dovrebbe competere. Subiamo tutti il fascino del DNA, scoperto da pochi decenni e che ormai è entrato nella cultura popolare come quel qualcosa che ci caratterizza in profondità, come specie e come individui. “Ce l’ho nel DNA” sentiamo dire a proposito di qualunque predisposizione o abilità, anche le più banali. Ma il DNA e l’elegante codice genetico che sottende, può spiegare solo il trasferimento da una generazione all’altra dell’informazione necessaria alla sintesi delle proteine, cioè del materiale di costruzione dei nostri corpi. Intendiamoci, è qualcosa di importantissimo per l’integrità e lo sviluppo degli esseri viventi e se avvengono dei guasti a livello genetico le conseguenze possono essere letali, come ben sappiamo.

DNA

Tuttavia, contrariamente a quanto può pensare l’uomo della strada (ma, scommetterei, anche molti esperti) nel DNA non c’è la forma del nostro corpo, così come non c’è ciò che ci rende veramente homo sapiens, piuttosto che topo, gallina o moscerino della frutta. Il DNA, soprattutto nella piccola parte che effettivamente ha un senso “trascrittivo”, è sorprendentemente simile tra le diverse specie animali e appena distinguibile tra due uomini diversi, perché le molecole di cui siamo fatti e di cui abbiamo bisogno sono più o meno le stesse.

Questa visione materialista centrata sul DNA impedisce di cercare la vera causa della morfogenesi degli esseri viventi, che ancora ci sfugge e che va cercata evidentemente altrove.

Analogamente ci intestardiamo a cercare nelle sue mutazioni puntiformi casuali, abbinate all’adattamento all’ambiente, la causa della variabilità individuale che porterebbe, mutazione dopo mutazione, all’origine di una nuova specie. Nessuno scienziato serio potrebbe credere che un meccanismo così goffo e impreciso sia riuscito a tirare fuori mammiferi e uccelli, peraltro in modo improvviso e tutt’altro che graduale (cioè senza “anelli di congiunzione”, che la paleontologia ha cercato invano) da fantomatici progenitori, monocellulari e poi pluricellulari. Eppure questo è ciò che continuiamo a raccontarci e che insegniamo nei nostri licei e nelle nostre università!

 

Una sua riflessione su questo spunto: ci sarà un giorno la possibilità di ottenere una prova scientifica inequivocabile su qualche miracolo? O forse c’è un limite di incertezza impossibile a superarsi, magari più di natura psicologico-cognitiva. Una difficoltà concepire il miracolo. Stiamo quindi parlando di un tema legato alla dimostrazione scientifica o alla disponibilità delle persone ad aprirsi ed accettare il miracolo?

Credo di aver capito che, nello studio dei miracoli eucaristici, non sia tanto l’uomo a decidere cosa cercare e cosa trovare. Ho l’impressione che sia il miracolo a “guidare le danze” e a rivelare di sé ciò che vuole, anche a seconda delle intenzioni di chi lo esamina. Dico questo perché, per esempio, nei fatti studiati in Sud America è presente DNA, necessariamente umano, ma che misteriosamente non risponde a nessun marcatore identificativo. In un caso polacco, viceversa, sono stati trovati due polimorfismi del DNA nucleare e un aplogruppo di DNA mitocondriale, ma gli studiosi affermano che, per evitare sensazionalismi, non riveleranno mai questi dati! Più in generale, anche i dati istologici e immunoistochimici sono spesso parziali, incompleti oppure, a volte, di non facile interpretazione. Mi sembra insomma che i miracoli eucaristici si auto-trattengano dal rivelare troppo di sé. È come se volessero assolutamente evitare di creare una prova scientifica troppo forte dell’autenticità dell’Eucarestia cattolica. L’Eucarestia vuole continuare ad essere essenzialmente creduta per fede, non conosciuta con implacabile razionalità. I miracoli eucaristici puntellano la fede, ma non la vogliono umiliare o rendere superflua. In questo delicatissimo equilibrio, che i razionalisti puri ottusamente non sanno cogliere, credo si renda evidente un altro motivo di genuinità di questi miracoli. Se non fossero autentici, sarebbero più facilmente studiabili e, per esempio, documenterebbero sì un profilo genetico completo, ma che indirizzerebbe al lestofante che ha confezionato il falso…

 

Per chi volesse approfondire:

Un cardiologo visita Gesù. I miracoli eucaristici alla prova della scienza (edizioni Studio Domenicano)

 

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