Cancro al seno: nuove promesse da vecchi farmaci

Cancro al seno: nuove promesse da vecchi farmaci
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Da un farmaco vecchio più di 70 anni una possibile risposta al trattamento di uno dei più aggressivi tumori del seno, quello triplo negativo. Ecco come a volte la ricerca segue percorsi imprevedibili e regala nuove speranze

Tra i tre principali sottotipi di tumore al seno, il triplo negativo è il più letale: metà di tutti i decessi per cancro al seno sono attribuiti ad esso, nonostante la sua incidenza sia solo del 15%. Questo perché a differenza degli altri tipi di tumore al seno, il triplo negativo è purtroppo resistente alla maggior parte delle terapie esistenti.

Una nuova ed inaspettata speranza da un vecchio farmaco

Studiando le proprietà della clofazimina, un antibiotico ormai vecchio di 70 anni usato per combattere la lebbra, un team di scienziati delle Università di Ginevra (UNIGE) e Losanna (UNIL) ha scoperto la sua efficacia nell’arrestare la progressione del tumore al seno triplo negativo. Si tratterebbe di curare il tumore al seno con un vecchio farmaco.

“L’idea è quella di identificare elementi molecolari specifici per le cellule tumorali, ma assenti da cellule sane Questi bersagli, chiamati oncogeni, sono necessari per trasformare cellule sane in cellule maligne, quindi è importante abbatterle senza danneggiare le cellule vicine “ spiega il direttore dello studio, Vladimir Katanaev, professore presso il Centro di ricerca traslazionale di Facoltà di Medicina in Oncoematologia (CRTOH) dell’UNIGE.

Nel caso del carcinoma mammario triplo negativo, così come in altri tumori come il fegato o il cancro del colon, uno dei principali bersagli ideali da colpire è la via di segnalazione chiamata Wnt.

I segnali chimici che guidano lo sviluppo dei tumori

Quando le cellule comunicano tra loro lo fanno attraverso segnali chimici o vie di segnalazione. La via di segnalazione Wnt è percorso essenziale durante l’embriogenesi perché permette lo sviluppo corretto delle cellule embrionali fino alla formazione del bambino. Negli adulti questa via di segnalazione si spegne e la sua riattivazione, che può avvenire a seguito di una mutazione o di una modifica epigenetica, fornisce un errato segnale di crescita che causa conseguentemente lo sviluppo del tumore.

Ecco perché se si riuscisse a bloccare la Wnt, si potrebbe anche fermare la crescita del tumore.

Perché un antibiotico vecchio 70 anni può essere più efficace dei farmaci moderni

Nel 2014, il gruppo del professor Katanaev (che ai tempi lavorava presso l’UNIL di Losanna) aveva dimostrato in vitro l’effetto inibitorio della clofazimina sulla via di segnalazione Wnt nel carcinoma mammario triplo negativo.

Ora queste stesse osservazioni sono state confermate anche su animali: “Con la clofazimina la crescita del tumore si è significativamente ridotta – spiega Vladimir Katanaev – inoltre non abbiamo rilevato effetti collaterali avversi, un aspetto essenziale del processo di sviluppo dei farmaci”.

Si è anche osservato che la clofazimina è ancora più efficace se somministrata in combinazione con doxorubicina, un farmaco chemioterapico convenzionale. Alexey Koval, ricercatore presso la Facoltà di Biologia e Medicina dell’UNIL e co-autore dello studio, analizza questi risultati: “La clofazimina agisce come inibitore della via di segnalazione Wnt: la cellula malata può non si divide più, ma non muore, la doxorubicina, d’altra parte, uccide le cellule che hanno smesso di crescere: una combinazione di grande efficacia! “

I fattori di differenziazione cellulare e la tumor reversion

Lo studio dei segnali biologici che guidano l’embriogensi sta diventando un terreno sempre più fertile per la ricerca contro il cancro. Molte sono le similitudini tra cellule staminali embrionali e tumorali e diversi ricercatori sostengono che dallo studio attendo di questi meccanismi si possa trovare una valida risposta al cancro.

Qualche mese fa avevamo ospitato unintervista al prof. MarianoBizzarri , direttore del laboratorio di Biologia dei Sitemi dell’Università Sapienza di Roma (www.sbglab.org) nella quale descriveva come sia possibile riprogrammare le cellule tumorali trasformandole in cellule sane grazie all’utilizzo degli stessi fattori che guidano nell’embrione la differenziazione cellulare.

Risultati inaspettati anche in questo caso, i ricercatori hanno osservato vere e proprie regressioni della massa tumorale. Per approfondire queste ricerche consigliamo di visitare il sito www.oncovita.it

Farmaci più efficaci e meno costosi

Questi nuovi trattamenti hanno anche il vantaggio di essere notevolmente meno costosi degli attuali. La clofazimina per esempio è sul mercato da molto tempo ed è di fatto di dominio pubblico, libera da brevetti. “Questo farmaco molto economico è incluso nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS e viene prodotto in tutto il mondo, anche in Svizzera – spiega Vladimir Katanaev – questo è un vantaggio, ovviamente, ma complica anche la raccolta di fondi necessaria per continuare il nostro lavoro: infatti, nessun brevetto può essere presentato”.

Fonti:
https://www.unige.ch/communication/communiques/en/2019/cancer-du-sein-de-vieilles-recettes-prometteuses/
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0304383519300904?via%3Dihub

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