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L’aspirina: potrebbe aiutare donne in gravidanza a rischio di gestosi

L’aspirina: potrebbe aiutare donne in gravidanza a rischio di gestosi
Tempo di lettura: 3 minuti

Piccole dosi di aspirina hanno una vera e propria funzione ‘salva-vita’ per le donne in gravidanza che siano ad alto rischio per la pre-eclampsia. 

Cos’è la pre-eclampsia?

La pre-eclampsia, nota anche come gestosi, è tra le maggiori cause di mortalità e di patologia materna e colpisce fino al 5% delle donne in gravidanza in tutto il mondo.

Questo è ciò che è emerso da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, al quale il Policlinico di Milano ha contribuito come unico centro italiano.

Compare generalmente in modo improvviso, nella seconda parte della gestazione, dopo le 20 settimane.

Questa patologia è potenzialmente pericolosa sia per la mamma sia per il feto: le sue cause non sono ancora completamente note.

Le conseguenze della pre-eclampsia

Nella pre-eclampsia la placenta funziona male, e questo porta a serie conseguenze sia per la circolazione sanguigna della mamma sia per quella del feto, che soffre perché non riceve più in modo ottimale l’ossigeno e i nutrienti di cui ha bisogno. Se non trattata in tempo, questa malattia può avere conseguenze anche gravi, comprese la nascita prematura, ritardi o arresto della crescita del feto, fino al rischio di morte per la madre e il bimbo.

Le considerazioni

“L’unica terapia, di fatto, è il parto – spiega Luigi Fedele, direttore del Dipartimento Donna, Bambino e Neonato del Policlinico di Milano – perché con l’espulsione della placenta vengono a mancare le condizioni che causano la patologia. Quando questo avviene in epoca di prematurità, prima della 37esima settimana di gestazione, le complicanze materno-fetali possono essere drammatiche”. Anche per questo i ricercatori sono da tempo concentrati sul trovare una soluzione che prevenga la pre-eclampsia, o che ne riduca di molto i rischi.

Quali sono i fattori che predispongono a questa patologia?

Esistono vari fattori che predispongono una donna allo sviluppo della pre-eclampsia: l’età, il diabete, l’obesità, o le malattie autoimmuni. “Grazie ad un test eseguibile intorno alla 12a settimana di gestazione e che permette di combinare questi fattori tra di loro – commenta Nicola Persico, responsabile della Chirurgia Fetale del Policlinico di Milano e coordinatore dello studio per l’Italia – aggiungendo parametri rilevabili mediante l’ecografia ostetrica e dosaggi biochimici sul sangue materno, è possibile identificare già nel primo trimestre di gravidanza circa il 75% delle gravidanze che svilupperanno la pre-eclampsia. È proprio in questi casi che la prevenzione gioca un ruolo determinante“.

Lo studio

Lo studio è stato guidato da Kypros Nicolaides, specialista del King’s College di Londra, che ha analizzato quasi 1.800 donne con un alto rischio di pre-eclampsia (selezionate da un bacino di quasi 27.000 pazienti). 

Nello studio appena pubblicato, le donne con alto rischio di pre-eclampsia pre-termine sono state divise in due gruppi: ad uno è stato dato un placebo, mentre all’altro una dose di aspirina pari a 150 mg (leggermente superiore a quella che si usa per la prevenzione delle patologie cardiovascolari).

I risultati:  l’aspirina ha un effetto protettivo sullo sviluppo delle forme di pre-eclampsia

I risultati confermano che l’aspirina ha un effetto protettivo sullo sviluppo delle forme di pre-eclampsia che richiedono l’espletamento di un parto pre-termine: nel gruppo di donne che assumeva aspirina, infatti, solo 13 hanno dovuto partorire prima della 37esima settimana, mentre solo 3 donne con una pre-eclampsia più grave e che assumevano aspirina hanno partorito prima della 34esima settimana (con una riduzione dell’80% rispetto al gruppo di placebo).

Il rischio di parto prematuro si è quindi più che dimezzato.

Le conclusioni

 “Questi risultati – conclude Persico – sono per noi molto importanti e cambieranno la pratica clinica nella prevenzione dei disturbi ipertensivi in gravidanza, che rappresentano una causa importante di mortalità materna e perinatale”.

Fonte:

http://lacuranellanotizia.altervista.org/Il blog del Policlinico di Milano

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1704559

 

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